L’INTIMARTE NEL FLUIRE DEL TEMPO

Contaminazioni e “non” nelle arti figurative dei paesi latino americani

“Avere e amare l’arte è il solo modo per conoscere a fondo il pianeta che ci ospita. Tutti possiamo creare arte, anche con un solo gesto, pensando non a ciò che facciamo ma a quello che si potrebbe fare. Conta la fantasia e non il pragmatismo.”


Location: Galata Museo del Mare – Genova

Periodo: Ottobre 2014

L’idea

Il concetto di arte è la subliminazione del concetto di comunicazione. Quando il gesto e il verbo diventano un unico insieme ecco che arriva la creazione artistica.
Il movimento di creare arte, in ogni sua sfaccettatura, deriva dall’esigenza di trasmettere emozioni di un sentimento, da parte di un individuo, di una cultura e di un desiderio di offrire conoscenza.
Se una volta l’arte poteva apparire solo come catarsi di un “bisogno primario” di un singolo artista di dar vita a una sua emozione, con il tempo si è capito che quello stesso desiderio era, ed è, un bisogno collettivo.
Non è solo, quindi, una fruizione collettiva, ma una creazione collettiva di forme e modi di dare arte.
“L’arte non ha confini geografici e ne confini temporali. Questi sono i due punti chiave di questo progetto.”

Quindi “mostrare” le opere di artisti latino americani con lo scopo di abbattere quelle barriere linguistiche che spesso vengono rilevate da osservatori poco attenti. L’arte è arte ed è espressione di sentimenti e di culture. Ma non per questo è rappresentazione folkloristica di un mondo diverso da quello che si conosce. Colori, forme, gesti, rituali, sentimenti sono uguali in ogni parte del mondo; l’unica differenza è la loro espressione.
Questi colori, queste emozioni, queste aperture, questo svelarsi è quello che interessa cogliere a noi curatori per offrire un punto di vista unico e privilegiato su pianeti poco conosciuti in Italia. Panoramica non solo singola ma di una vasta e multietnica collettività, nella sua purezza e nelle sue mille contaminazioni, che aspetta solo di essere assorbita dal pubblico.
Di pari passo alla conoscenza di emozioni intime e meno intime crediamo che sia importante abbattere quel sottile muro di diffidenza temporale che tiene slegati, a volte, il mondo occidentale dal subcontinente latino americano. E qui entra in gioco il tempo.
Il concetto di tempo, del suo scorrere, per molte culture è estremamente semplificato. Il passato è l’atto che è stato appena compiuto, il futuro quello che si sta compiendo. Ovvero, si parte dal punto A al punto B per fare qualcosa: ecco il punto A è il passato il punto B è il futuro. In mezzo è il presente che però di volta in volta diventa passato e futuro man mano che si va avanti. Non esiste un’unità di tempo e di misura come nelle culture eurocentriche ma esiste il presente e tutto ciò che è negli immediati pressi.
Questo concetto di relatività di tempo è l’altro punto focale da mettere in luce.  Spesso si distingue tra arte antica, moderna, contemporanea (semplificando al massimo) ma alla fine l’arte è una sola. Il tempo che scorre e la conoscenza di nuovi strumenti è solo una piccola particella dell’arte. La vera arte si nutre di due concetti basilari: lo spazio e il tempo. Noi vogliamo che gli artisti scelti entrino pienamente in questo “cubo (im)perfetto” per dare una visione completa di un mondo senza eguali.

Il punto nodale

Partendo da questa base la nostra scelta, da concordare con i rappresentanti di ogni nazione, è di avere in mostra 2 o più artisti per paese, in modo da offrire due diversi punti di vista. Uno degli artisti dovrebbe operare nel proprio paese l’altro all’estero. Questo sempre nell’ottica di offrire un panorama esaustivo, per quanto possibile, di quella cultura. Culture con proprie identità ma sempre contaminate da agenti esterni o interni.
Una panoramica che sia frutto di una scelta attenta e “emozionale”.