MASSIMO ZAVOLI – ZOOM – esposizione personale

Durata: dal 4 al 18 agosto 2017
Inaugurazione:4 agosto alle ore 17:30
Direzione artistica e curatela: Loredana Trestin Curatrice D’arte
Assistente curatore: Cristina Bianchi
Grafica, web, foto inaugurazione: Anna Maria Ferrari
Orario: dal lunedì al venerdì 14.30 18.30, il sabato su appuntamento, Loredana: 331 646 5774
Cristina: 347 455 9985
Location: Divulgarti Eventi al Ducale – Genova Palazzo Ducale, Cortile Maggiore Piazza Giacomo Matteotti, 9, 16123 Genova

Questo slideshow richiede JavaScript.

Massimo Zavoli ha l’onere e l’onore di avere ricevuto in dono il torchio da cui Aurelio de Felice (1915 – 1996), artista di punta della cosiddetta “Scuola romana”, uno degli autori più interessanti della scultura del Novecento, ricavò vibranti acqueforti (cariatidi, maternità, autoritratti, nudi femminili, volti di Cristo) non senza spingersi a sperimentare nuove tecniche. Massimo ne è diventato proprietario nel 2009 grazie alla generosità del nipote dell’artista di Torre Orsina, Pericle (in omaggio a Fazzini nel cui studio, nella capitale, Aurelio aveva lavorato per un po’ di tempo). “Mi sono avvicinato”, racconta, “al mondo dell’acquaforte quando ero studente all’Istituto Statale d’Arte di Terni. De Felice, allora direttore della scuola, aveva bisogno di un aiuto e nel suo studio ho avuto modo di immergermi nel suo mondo, restandone profondamente conquistato”. Realizzato dalla ditta Paolini di Urbino, dotato di un nuovo feltro rotante, il torchio è tornato con Massimo a nuova vita, anche per merito di Roberto Bellucci cui si deve il perfezionamento dell’approccio, con la scelta accurata di lastre di rame crudo, la meticolosa preparazione dell’inchiostro e la non meno puntigliosa stesura sulle trame incise. Con lo scorrere del tempo, passione, impegno, inventiva, perizia, hanno concorso a rendere Massimo un incisore di notevole raffinatezza, con un’impronta ben riconoscibile. Le opere presentate in questa mostra lo attestano in modo inequivocabile. Ed ecco, quindi, non solo raffigurazioni di animali, di paesaggi, di volti, di nature tutt’altro che morte, anzi ravvivate dalla sensibilità dell’artista, ma virtuosismi geometrici e slanci verso esiti imprevedibili, tutt’altro che realistici. Non è, di certo, facile lavorare con il torchio, strumento (da intendersi in senso plurivalente, specialmente se, come nel caso di Massimo, si è votati ad una musicalità di fondo) oggi desueto, se non addirittura marginalizzato dalla diffusione di tecniche scaturite dall’informatica più avanzata. Utilizzarlo comporta una precisa scelta di fondo, artistica e insieme emotiva. Sì, emotiva, perché Massimo Zavoli avverte nel profondo un sicuro debito di riconoscenza nei confronti di De Felice (e Bellucci). Ciò avvalora ulteriormente e caratterizza in modo preponderante il suo discorso poetico elevandolo qualitativamente. Si raffrontino i primi lavori (già di buona levatura) con quelli più recenti per rendersene conto. La rete dei segni marcata da Zavoli non è altro che trama del cuore, espressione di intima distillazione e d’incrollabile perseveranza nell’ascolto interiore.

Francesco Pullia

Salva