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Radici – Cercate la Bellezza – Sciaradamuri

Eventi, Musei di Imperia
Radici

Dal 22 al 31 maggio 2026
Opening 22 maggio 2026 ore 18
Sede espositiva: La presentazione della mostra si svolgerà presso la Sala Bow Window di Villa Faravelli Viale Giacomo Matteotti 151 – 18100 Imperia IM. Seguirà un rinfresco e visita libera alle sale.
Orario: Gli orari di apertura della mostra seguiranno quelle del Museo:
martedì, mercoledì, giovedì, venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17; sabato dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18.30; domenica dalle 14 alle 18
Cura e direzione artistica: Loredana Trestin
Assistente curatore: Maria Cristina Bianchi
Responsabile organizzazione: Valentina Maggiolo
Art direction e web: Anna Maria Ferrari, Artemisiaonline.eu
Social media manager: Anna Poddine
Ufficio Stampa: Divulgarti

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Non lasciamo appassire le radici

“Messo come sono ora non vorrei neanche pensarci, certi momenti sento come se il peso del mondo m’è crollato addosso, troppe cose mi addolorano l’animo, ma come si fa a rimanere insensibile e non aver più orecchie,non ascoltare le notizie, cosa succede pure da noi, solo l’egoista che ha una pietra al posto del cuore riesce a stare muto chiuso nel suo nulla.”
(Giuseppe Cancelliere – Pinsier, emozziuoi e rrigard).

Picciotti… Dove eravamo rimasti? 

Un anno fa ci siamo salutati nella mia stanza giapponese, stanza che creai per voi, per portarvi nel mio mondo, la quinta stanza e l’ultima per l’esattezza della mia prima mostra personale, dedicata all’ultimo viaggio che cambiò la mia visione del mondo portando nella mia vita nuova conoscenza, consapevolezza e determinazione. Ci siamo abbracciati tra i miei quadri, acceso incensi di Kyoto e vi ho raccontato la bellezza dell’imperfezione, la trasformazione delle ferite e l’importanza della individualità abbracciando a pieno il vostro tempo senza forzarvi per adattarvi o confrontarvi con chi vi circonda. Questo viaggio mi ha portato a rallentare, ad ascoltare il mio cuore e a fare un nuovo viaggio lo scorso autunno, questa volta non più lontano da casa. Un viaggio più intenso, forse il più difficile, un viaggio che mi ha portata ad abbracciare le mie radici. 

Sono tornata in Sicilia, con i miei colori questa volta, senza scappare più oltre oceano. Facile, assolutamente no.


Lo rifarei? Tutta la vita.

Ho scelto di passeggiare tra le vie del paesino di mio padre, dei miei nonni. Paesino che hanno lasciato nel 1960.

Ho scelto la loro lingua: il gallo-italico, lingua meravigliosa, difficilissima e misteriosa. Ho cercato libri, ascoltato storie, ho scelto parole, e mi sono lasciata anche trasportare dalle coincidenze vissute in questi anni tra viaggi e storie, e tutte mi riportano a RODA, ossia LEI, la Sicilia, sempre presente accanto a me, palpitante che mi cura e mi accende, terra da amare, terra da salvare. Femmina che danza con i vulcani, viva e lucente tra le ferite. Sei le mie radici.

Sciaradamuri

Ci sono artisti che raccontano luoghi.

E poi ci sono artisti che quei luoghi li portano addosso, come una memoria viva, come una lingua interiore che continua a parlare anche quando si tenta di allontanarsene.  Sciaradamuri appartiene a questa seconda dimensione.

La sua Sicilia non è semplice paesaggio, né folklore, né nostalgia. È materia emotiva, origine pulsante, ferita e rifugio insieme. È una presenza costante che attraversa il corpo delle sue opere: nei rossi vulcanici, nelle terre bruciate, nei blu profondi che sembrano trattenere il respiro del mare e della notte.  In “Radici. Cercate la Bellezza” il viaggio non procede più verso l’altrove, ma verso il ritorno. Un ritorno che non ha nulla di rassicurante o romantico, perché tornare alle proprie radici significa anche attraversare ciò che si è tentato di lasciare indietro. Significa guardare dentro la propria storia, nelle stratificazioni familiari, linguistiche, culturali ed emotive che costruiscono un’identità.  Le opere diventano allora frammenti di un dialogo intimo tra territorio e anima.

La Sicilia emerge come figura femminile viva: madre accogliente e forza inquieta, terra capace di dolcezza e durezza, di cura e incendio. Nei lavori di Sciaradamuri convivono infatti contrasti continui: delicatezza e tensione, fragilità e resistenza, silenzio e passione. I corpi si piegano, si raccolgono, sembrano custodire memorie antiche; le linee si fanno essenziali, quasi arcaiche, mentre il colore mantiene una forza istintiva e viscerale.   Anche gli elementi naturali assumono un valore simbolico profondo.

La sciara vulcanica, la manna, il vento, la sabbia nera, il mare, i vulcani: tutto parla di trasformazione. Nulla è fermo. Tutto brucia, cambia, rigenera. Ed è forse proprio qui che si trova il nucleo più autentico della ricerca dell’artista: nell’idea che la fragilità non sia debolezza, ma possibilità di evoluzione.L’intero percorso espositivo è concepito come un attraversamento sensoriale ed emotivo. Ogni stanza corrisponde a una soglia interiore, a un frammento di memoria condivisa. Il visitatore non è chiamato semplicemente a osservare, ma a entrare lentamente in relazione con ciò che vede, ascolta e percepisce.  La bellezza, in questo progetto, non coincide mai con la perfezione estetica.

È piuttosto una scelta umana ed etica. Vive nella gentilezza, nell’empatia, nella capacità di riconoscersi vulnerabili senza perdere forza. Vive nel coraggio di rallentare e nell’urgenza di non lasciare “appassire le radici”.   Sciaradamuri ci accompagna così in un viaggio che parte dalla sua terra, ma che finisce inevitabilmente per parlare anche della nostra. Perché ciascuno custodisce un luogo interiore da cui proviene. E forse la vera bellezza nasce proprio nel momento in cui troviamo il coraggio di tornarci.

Loredana Trestin

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