MANU FACTUM

Dal 26 ottobre AL 9 novembre 2019
Inaugurazione: sabato 26 ottobre 2019 ore 17.30
Sede espositiva: Divulgarti Eventi al Ducale – Genova Palazzo Ducale, Cortile Maggiore P.za Giacomo Matteotti, 9, 16123 Genova
Orario mostra dal martedi al sabato dalle 14.00 alle 18.00 (sabato su appuntamento)
Direzione artistica: Loredana Trestin
Assistente Direzione: Maria Cristina Bianchi
Ideazione e cura: Roberto Guerrini
Grafica e web: Anna Maria Ferrari

Partecipano gli artisti:
Barbara Borello • Francesco Cento • Corrado Guderzo
Roberto Guerrini • Sergio Massetti • Enrico Musenich

Quattro eserghi ed una prefazione (Roberto Guerrini)

– … Per ora, forse ancora per poco, i robot non sono ancora in grado (spontaneamente) di ridere né praticare forme di ironia o di arte. Quando ciò accadrà si assisterà una delle più distopiche svolte epocali concepibili e, a mio avviso, ci sarà veramente da avere paura.
In ogni caso, la tecnologia già ci domina e decide per noi. Un uomo intelligente, uno di quelli che sono in grado di capire che certi futuri stanno semplicemente alle nostre spalle, ha ipotizzato che in un avvenire totalmente dominato dai robot, gli uomini si renderanno conto che ciò che hanno insegnato a fare così bene ai loro dominatori (se non potenziali carnefici) lo sanno e lo sapevano fare anche loro….
– La chance “socialista” contenuta in potenza tra pieghe della tecnica è già morta prima di nascere: la possibilità (possibile) di una globale diminuzione del lavoro e di una contestuale redistribuzione della ricchezza prodotta dalla macchina è sfumata fin dai suoi esordi e, anzi, è evoluta in senso decisamente peggiorativo. Oggi, se non sei disoccupato, per reggere il livello di concorrenza e di competizione devi lavorare non meno di 12 ore ed essere “socialmente cooperante” h 24… Io non sono certo un misoneista, tuttavia lo scenario futuro non appare obiettivamente così entusiasmante…
– Che ne sarà dell’intelligenza umana, se le uniche esperienze tattili che gli infanti della terra agiranno, saranno costituite dallo strofinio delle loro dita della mano (e neppure tutte) sulla tastiera di un dispositivo elettronico?
– Con buona pace del capitalismo, non si può pretendere di inventare un futuro tutti i giorni, soprattutto nella nostra coeva epoca in cui l’umanità ha finalmente preso coscienza (anche se solo teorica) del fatto che i futuri vadano progettati sostenibilmente. L’imbecille ed apparentemente innocente entusiasmo di futuristica memoria andrebbe ormai definitivamente rigettato a favore di una rivisitazione neo umanistica dell’essente. A mio parere l’umanità deve ancora imparare a capire l’incredibile energia della volontà e della disposizione antifatalisticamente intese. Ci sono forme e cose che hanno raggiunto un livello di “perfezione” tale da non dover contemplare più nessun futuro. Io, ad esempio, non ho nessuna esigenza del post cibo, del post sonno, della post forchetta (a due, sette o quindici rebbi) o, nella condizione di maschio eterosessuale in cui casualmente mi trovo, della post figa…
Manu factum (voce dotta latina per indicare ciò che è manuale, che è fatto a mano), oltre che all’esposizione di proposte di comunicazione e di prodotti estetizzanti, vuole rappresentare il tentativo di proporre una piccola riflessione sopra ed intorno alla mano (qui indirettamente celebrata in una particolare, limitata, ma significativa dimensione) intesa come oggetto-soggetto nonchè metonimia di una più ampia riflessione antropologica sul sapere e sul fare dell’uomo.
Risulterebbe forse eccessivo e comunque noioso riproporre qui più o meno corposi estratti di teoria, storia ed evoluzione dell’antropologia delle tecniche. Mi limito a citare una frase particolarmente significativa per il nostro proposito ed estrapolata da un ben più ampio contesto in cui Henri Focillon, artista, docente, poeta e studioso di storia e archeologia dell’arte, raccoglie le sue condivisibili quanto puntualissime considerazioni: “… La mano è azione: afferra, crea, a volte si direbbe che pensi. In stato di quiete, non è un utensile senz’anima, un attrezzo abbandonato sul tavolo o lasciato ricadere lungo il corpo: in essa permangono, in fase di riflessione, l’istinto e la volontà di azione, e non occorre soffermarsi a lungo per intuire il gesto che si appresta a compiere … Nella loro forma attuale, invece, le mani – intese come coppia – non hanno soltanto assecondato gli intendimenti dell’essere umano, ma hanno contribuito al loro determinarsi, li hanno precisati, hanno dato loro forma e figura. L’uomo ha fatto la mano, nel senso che a poco a poco l’ha emancipata dai vincoli del mondo animale liberandola da un’antica schiavitù imposta dalla natura; ma la mano ha fatto l’uomo. Gli ha permesso certi contatti con l’universo che gli altri organi e le altre parti del suo corpo non gli garantivano… La presa di possesso del mondo esige una sorta di fiuto tattile. La vista scivola sulla superficie dell’universo. La mano sa che l’oggetto implica un peso, che può essere liscio o rugoso, che non è inscindibile dallo sfondo di cielo o di terra con il quale sembra far corpo. L’azione della mano definisce il vuoto dello spazio e il pieno delle cose che lo occupano. Superficie, volume, densità, peso, non sono fenomeni ottici. L’uomo li riconosce innanzitutto tra le dita, sul palmo della mano. Lo spazio non si misura con lo sguardo, ma con la mano e il passo. Il tatto colma la natura di forze misteriose. Se il tatto non esistesse, infatti, la natura apparirebbe simile ai silenziosi paesaggi della camera oscura, lievi, piatti e chimerici…”
Ulteriori dati ed informazioni si potranno avere partecipando all’inaugurazione della mostra dove sarà possibile incontrare gli autori delle opere esposte ed ascoltare la lezione dedicata dal professor Daniele Grosso che, congiunta alla mia introduzione ed alle situazionali considerazioni che sperabilmente seguiranno, potranno completare questa piccola proposta di riflessione e di visione.

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